Oltre la metà ha figli, bambini o adolescenti, una su tre è straniera, ma la maggior parte delle vittime di mariti ed ex abita nel Mezzogiorno. E, prima di denunciare, aspetta. E, dopo aver chiesto aiuto, capita che faccia un passo indietro, spinta dalla paura.È l’identikit delle donne che si sono rivolte ai centri anti-violenza nel 2017, la prima fotografia scattata dall’Istat (con il dipartimento per le Pari opportunità, le Regioni e il Cnr) che mostra il volto fragile di un paese, dove le tutele sono crescenti, ma

ancora carenti. Non a caso, il generale di brigata Maurizio Stefanizzi, comandante della legione carabinieri Campania, presenta questa mattina alcune novità operative, tra cui l’applicazione del braccialetto elettronico per controllare gli aggressori. LE CIFRE- I numeri parlano chiaro: quasi cinquantamila donne, per l’esattezza 49.152 nel 2017, si sono rivolte a una struttura per ottenere sostegno.  Quasi trentamila, 29.227 pari al 59 per cento, hanno iniziato un percorso. In particolare, fra quelle prese in carico, il 64 per cento ha figli e per il 27 per cento sono straniere. Quanto alla dislocazione dei 253 centri anti-violenza, il 34 per cento si trova nel Meridione, il 22 per cento nel Nord-Ovest, il 20 per cento nel Nord-Est, il 16 per cento nel Centro e l’8 per cento nelle due Isole. Tutti i centri garantiscono ascolto e accoglienza, quasi tutti (il 99 per cento) offrono anche assistenza legale, il 98 per sostegno psicologico, il 95 predispone un percorso di allontanamento, il 94 per cento orientamento al lavoro, l’87 per cento provvede all’alloggio e l’81 per cento anche ad aiuti ai figli minori. Ma non basta, non può bastare. Sono, infatti, 3100 le vittime dal 2000 a oggi, più di tre a settimana. Una ogni 72 ore. «Quest’anno siamo arrivati a 106 femminicidi, 106 donne a cui è stata tolta la vita per mano di chi dovrebbe amarle. A tutto questo dobbiamo ribellarci», dice Laura Boldrini, deputato di LeU, annunciando la sua partecipazione al corteo organizzato a Roma da “Non una di meno”, per il terzo anno consecutivo, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne contrassegnata dal colore arancione, usato anche per illuminare i palazzi delle istituzioni. 

Fonte Il Mattino